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DARIO MONTANARI
Sabato, 10 Aprile 2004 - 19:14



DARIO MONTANARI 1970 - 20__
biografia


Nato a Faenza il 4 febbraio del 1970, Dario non ha mai "abbandonato" la citt√ delle ceramiche, se non in due parentesi "forzate" per obblighi e necessit√ , 1989/1990 (Nocera Inf. (SA) - Piacenza), 1993/1997 (Brisighella). Quarto di cinque fratelli (3 sorelle ed un fratello), figlio di Capo Stazione (Mario, noto sindacalista U.C.S.) e casalinga (Marialuisa Picoco).
Cresciuto nel quartiere popolare faentino (Borgo - Piazza Bologna), negli studi non eccelle (licenza media), ma si fa strada da solo, prima nello sport, come dirigente, poi nel campo editoriale - commerciale.
Verso la fine degli anni ottanta, Dario imbastisce un'associazione sportiva calcistica che coinvolger√ decine e decine di giovani, arriver√ , prima di partire per assolvere gli obblighi di leva, a gestire un gruppo di ben quattro squadre di calcio dilettantistico (Centro Sportivo Italiano), circa cinquanta ragazzi iscritti ed altri 20/30 non iscritti, ogni squadra nasceva dall'aggregazione di giovani dello stesso quartiere ed erano completamente autonome. Pi√Ļ di una volta Dario ha dichiarato che "piuttosto che vederli ciondolare tutto il giorno per strada o nei bar intenti a percorrere chiss√ quale strada, meglio vederli sfiniti sul prato, sani, appagati e divertiti", era appena maggiorenne, ed il gruppo che aveva formato era costituito da ragazzi pi√Ļ giovani, coetanei e qualcuno pi√Ļ grande. Riusc√¨ a fare giocare nelle sue squadre il teppista di quartiere, uscito dal riformatorio, con il ragazzo della famiglia perbene, senza alcun problema o rancore. S'improvvis√≤ allenatore bench√© non avesse quasi mai praticato quello sport e riusc√¨ a guidare i suoi giovani ad imprese sportive molto brillanti per quello che potevano essere le prospettive ed i traguardi raggiungibili, costruiva un buon gioco di squadra e faceva emergere le singole caratteristiche di ogni giocatore, ribaltava risultati gi√ scritti, impattava con squadre decisamente pi√Ļ forti e pi√Ļ grandi di et√ (15-19 anni contro 25-40 anni), riusc√¨, nonostante l‚??et√ troppo avanzata, a fare inserire dei ragazzi in societ√ sportive di federazione. Ricordiamo il torneo di calcio giovanile del CSI, fine anni ottanta, Bar Roma, unica squadra iscritta senza campo di calcio (giocarono tutte le partite in trasferta), Allenata da un ragazzo pi√Ļ adulto, referenziato e richiesto dalla maggioranza della squadra (per l‚??inesperienza che poteva avere Dario non avendo mai giocato), furono sconfitti nella prima partita, pareggiarono la seconda, e sotto di due reti nella terza partita, Dario prese le redini della panchina e da quel momento, dopo aver rimontato lo 0 a 2 (2-2), vinsero le successive con risultati a volte tennistici. Il Bar Roma era talmente forte da sembrare incredibile (visto che non aveva il vantaggio del campo di casa) e Dario fu accusato di imbrogliare e di utilizzare giocatori iscritti alla Federazione, quindi esperti e ben allenati, accuse infondate, il segreto della squadra era che ogni giorno, si allenavano seriamente per uno o due ore nei parchi del quartiere. Ma l‚??organizzazione, pressata politicamente e gonfiata di falsit√ che non riuscivano a provare, non poteva permettere che una squadra comparsa dal nulla, senza campo e senza ‚??prete‚??, potesse vincere quella manifestazione - tra l‚??altro avevano gi√ individuato chi doveva vincere e fecero di tutto perch√© vincesse quella squadra, ricordiamo che il Bar Roma veniva dal nulla, mentre tutte le altre squadre si conoscevano da anni e sapevano perfettamente come giocavano e chi era il pi√Ļ forte, in teoria si partecipava per far giocare e divertire i ragazzi conoscendo fin dall‚??inizio i risultati finali, ma qualcuno aveva rotto quell‚??equilibrio, bisognava mettere una pezza per salvaguardare i soliti noti - perci√≤ sul finire del Torneo i ragazzi del Bar Roma persero a tavolino una partita (casualmente unica partita del torneo arbitrata non dall‚??arbitro ma dai locali - poteva essere previsto dal regolamento, ma al Bar Roma, visto lo svantaggio di giocare sempre fuori casa era stato concessa verbalmente la presenza di un arbitro ufficiale - dove, ad un certo punto, per salvaguardare i giocatori da ulteriori gravi infortuni procurati dalle palesi scorrettezze degli avversari, puntualmente ignorate dal pseudo-arbitro - ricordiamo che erano ragazzini di 15 anni - Dario fece rientrare i suoi giocatori negli spogliatoi, questo gli cost√≤ una squalifica, ma visti i fatti i punti non furono assegnati, probabilmente il giovane diciannovenne impression√≤ molto il giudice sportivo, quando richiamato si scontr√≤ verbalmente con i cinquantenni dirigenti avversari, lapidaria una sua frase ‚??E‚?? questo lo sport che insegnate ai vostri figli?‚??, poi non tralasci√≤ di accusare l‚??organizzazione dei brogli che stavano facendo, che erano ampiamente anti sportivi, ma in quell‚??ambiente, se non solo qualche sporadica simpatia, Dario, ancora troppo giovane, non aveva nessun appoggio politico), era chiaro che le altre squadre si erano coalizzate, le partite con il Bar Roma erano delle vere battaglie, mentre per chi doveva vincere il torneo, erano delle passeggiate. Alla fine il Bar Roma arriver√ seconda, a tre punti dalla vincitrice, con la quale aveva perso la prima partita per 1 a 0 ed aveva vinto il ritorno per 11 a 0, la pi√Ļ clamorosa vittoria di tutte le partite disputate in quel torneo. Il rammarico di Dario, pur rimanendo soddisfatto del risultato, era che lui investiva su quei ragazzi ore e ore per impegnarli a fare qualcosa di sano, coloro che dovevano insegnare a lui molto di pi√Ļ forse di quello che stava facendo, si rivelarono l‚??estremo opposto.
Quell‚??avventura sportiva/sociale, si concluse pochi mesi dopo la sua partenza per il servizio militare, le squadre si sciolsero e si allontanarono tra loro.
Quando rientr√≤ dopo un anno, spento l‚??entusiasmo degli anni precedenti, riprese le redini solo del Bar Roma ed Orto Bertoni, glia altri non erano pi√Ļ aggregabili. Organizz√≤ da solo, per diversi anni il Torneo di Santa Lucia delle Spianate, nel mese di settembre, riuscendo a fare iscrivere fino a 32 squadre in una sola edizione. Un anno speriment√≤ una sua idea, un nuovo regolamento a scontri diretti che non prevedeva il pareggio, unico nel suo genere, innovativo ed estremamente spettacolare, richiam√≤ l‚??attenzione di migliaia e migliaia di spettatori. L‚??anno successivo dovette cedere alle pressioni politiche per un ‚??classico‚?? e ‚??monotono‚?? torneo all‚??italiana con finali primo e secondo, terzo e quarto, l‚??innovazione √® sempre foriera di furiose contraddizioni, il nuovo fa paura! Nei suoi tornei non mancavano coppe, trofei, medaglie, prosciutti, per tutti. Per Dario a chi partecipava e si iscriveva (singolo giocatore) meritava comunque un premio. Mai sono comparsi soldi nei montepremi, solo premi in natura. ‚??Giocare a calcio √® un piacere, un divertimento, uno dei tanti sani passatempi che si possono fare, per giovani e meno giovani, per uomini e donne (ricordiamo che nelle societ√ sportive di Dario erano iscritte anche delle ragazze), non sopporto i mecenati nei tornei!‚??
Se mancavano gli sponsor, era lui che copriva i buchi (ricordiamo che in quei tempi faceva l‚??operaio in un magazzino), a volte anche indebitandosi, con il tempo per√≤ ha sempre saldato. In questi quattro anni non riusc√¨ a coinvolgere i locali, se non molto parzialmente. Era l‚??unico Torneo che, oltre agli arbitri ufficiali (CSI) si pagava il campo sportivo e non poteva gestire uno spazio gastronomico, gestito ovviamente dal circolo locale. Visto il successo di partecipazione, venne accusato da alcuni abitanti locali di realizzare astronomici guadagni sul loro terreno, mentre come risulta dai dati e testimonianze dirette a volte fece veri e propri astronomici buchi, le malelingue imperversavano ed il rumore era talmente forte che Dario, stanco di lottare contro i mulini a vento e disgustato dalle critiche distruttive a lui rivolte, abbandon√≤ la manifestazione e lasci√≤ che i locali organizzassero il suo torneo. La manifestazione croll√≤ come partecipazione, poi non se ne seppe pi√Ļ nulla.
Nei quattro anni dove il ‚??patron‚?? organizz√≤ la manifestazione, era talmente reale e non imbrogliato lo svolgimento che nessuna delle squadre che gestiva lui direttamente riusc√¨ a vincerlo, ogni anno ci fu un vincitore diverso. Era il torneo ‚??nero‚?? per le squadre solite a vincere campionati e tornei in tutto il comprensorio faentino ed oltre, qui s‚??imbattevano in una zona ‚??franca‚?? dove non bastava il ‚??nome‚?? o la ‚??pressione‚?? per potere vincere, bisognava sapere anche giocare, e giocare bene! Parteciparono squadre super blasonate provenienti dai campionati UISP e CSI, ma non trovarono la ‚??passeggiata‚?? che teoricamente si aspettavano. ‚??Ricordo una squadra, qui del posto, ma non del circolo, campioni UISP, penso anche regionali, vinceva ovunque, a Santa Lucia non ha mai vinto, ed ogni anno mi mettevano sulla graticola, come se la loro estromissione fosse causata dall‚??organizzazione, forse si aspettavano, essendo locali, qualche ‚??agevolazione‚??, che puntualmente per principio sportivo non √® mai stata concessa a nessuno‚??.
Abbandonato definitivamente l‚??ambiente, negli anni successivi Dario diventa dirigente sportivo della Virtus Faenza, grazie al grande ‚??maestro‚??, come lo chiama lui, Giolo, che lo prende con se e per due anni lo affianca alla squadra degli allievi con l‚??Allenatore Battaglia prima ed Ancarani poi ed alla squadra degli esordienti.
Per impegni familiari e di lavoro, Dario lascer√ l‚??incarico, √® l‚??ultimo impegno ufficiale, in seguito seguir√ per un anno il Faenza Calcio come procacciatore pubblicitario e recentemente, con lo stesso compito il San Rocco (Faenza).
Alla fine del 1991, su diverse segnalazioni contatt√≤ un ragazzo pi√Ļ grande e distinto che ben sapeva parlare e ‚??vendere‚??, questi gli propose di scrivere articoli sportivi sul suo mensile, che poi risult√≤ non essere il suo, gli confezion√≤ diverse promesse, tra le quali una folgorante carriera giornalistica, per√≤ bisognava fare della gavetta - quindi lavorare gratuitamente -, entusiasta di quella prospettiva, il ventunenne Dario s‚??improvvis√≤ giornalista sportivo, in quella occasione conobbe Silvano Drei, Liliana Bagnaresi, Giulio Savini... e tanti altri personaggi, ancora oggi noti giornalisti e scrittori locali. Era il mensile Faenza Mese, periodico locale di cultura, opinione, cronaca e sport, aveva la sede a due passi dallo storico settimanale diocesano ‚??Il Piccolo‚??, (tuttora in via Dogana).
Ma la favola fu assai breve anzi, disastrosa. Il mensile boccheggiava e di l√¨ a poco s‚??interruppe la pubblicazione, correva il mese di febbraio dell‚??anno 1992. Il vero proprietario, Maurizio Cornacchia, chiese esplicitamente a Dario, ignaro delle condizioni economiche della testata, se voleva comprarlo, glielo vendeva a prezzo di registrazione. Dario non aveva i soldi per affrontare una spesa, seppur molto contenuta, e tentennava, bench√© fortemente tentato di fare, secondo lui, un ‚??salto di qualit√ ‚??, Maurizio era al bivio, o chiudeva il giornale o dava la possibilit√ a Dario di comprarlo pagandolo successivamente, per orgoglio verso la ‚??propria‚?? creatura, vinse la seconda ipotesi, cos√¨ alla fine di marzo del 1992 Dario Montanari divenne il nuovo proprietario della testata giornalistica Faenza Mese.
Aveva 22 anni, quanta incoscienza in quel gesto. Completamente ignaro della materia si ritrov√≤ con un giornale da pubblicare, ovviamente chi glielo aveva venduto si propose di aiutarlo, fornendogli i servizi e l‚??assitenza necessaria a prezzi veramente economici. Cos√¨ dall‚??entusiasmo della prima uscita, si pass√≤ alla tragedia della seconda, terza e ben pi√Ļ grave quarta uscita, giugno 1992. Sommerso dai debiti, Dario, per non aggravare la situazione economica, decide di interrompere l‚??uscita del mensile. La vecchia linea editoriale del giornale era decisamente fallimentare, inoltre Faenza Mese pagava la pessima gestione precedente, che aveva notevolmente irritato ed allontanato gli sponsor che avevano investito sulla testata. Furono aziende come Il Laghetto del Sole, Bar Linus, Pizzeria Felix, Pelletteria Stella, Il Fornaio... che diedero fiducia a quel giovanotto un po' grassottello... ed era per loro che Dario cerc√≤ di ingegnarsi per trovare una soluzione commerciale del prodotto.
Dario era entrato nelle ‚??grazie‚?? della Segretaria organizzatrice delle Fiere di Faenza, Piera Bassi, nei mesi precedenti (aprile e giugno) avevano avuto modo di incontrarsi in occasione di due eventi, il Momevi ed Abitare Oggi dove Dario aveva scritto su Faenza Mese degli articoli e gli era stata data la possibilit√ di esporre il giornale all‚??interno delle fiere, lei lo chiam√≤ in occasione del Fruttiflor (ottobre). Vergognandosi per la situazione, Dario fece ugualmente impaginare il giornale ed in una notte lo stamp√≤ usando la fotocopiatrice, quella lunga notte, passata davanti al fotocopiatore.... in quella lunga notte.... Dario divenne ‚??Il Signore delle Sagre‚??. Un fulmine gli attravers√≤ il cervello ed una lampadina si accese perennemente sopra la sua testa: cosa cercava la gente? quale argomento era appetibile in un mensile locale? Chi informava la gente di tutte le feste, fiere e sagre che si svolgevano nel territorio? Quanti conoscevano le tradizioni enogastronomiche, poi, le conoscevano tutte? Quali erano le origini, era importante farle conoscere? Che cosa facevano gli altri, inteso giornali, come affrontavano l‚??argomento? Quante persone potevano essere interessate da quel tipo di informazione? Era importante mantenere vivo il ricordo delle nostre tradizioni? Le nostre origini? Chi poteva investire dei soldi?.... e tante, tante altre domande si accavallarono e piano piano la bozza prese forma... da una sconcertante fase depressiva e fortemente malinconica, si pass√≤ ad una stato di ebbrezza ed eccitazione, la fenice era risorta!
Oggi Dario Montanari, dopo dodici anni √® uno dei pi√Ļ noti conoscitori di eventi tradizionali, di ogni localit√ della Romagna e parte dell‚??Emilia, sa a memoria l‚??elenco dei principali eventi, il nome della festa, il periodo preciso in cui si svolge, le caratteristiche principali e le origini della manifestazione, tra i servizi pi√Ļ importanti realizzati ricordiamo la Storia della Madonna del Fuoco di Forl√¨, quella dell‚??Immacolata Concezione di Faenza, il colossale servizio del Palio del Niballo di Faenza (raggiunse in un anno ben 80 pagine interamente dedicate alla manifestazione), la Fiera di San Martino a Santarcangelo...
Dario intuisce che la Sagra Paesana √® motivo di legame tra il paese, le attivit√ commerciali, gli abitanti locali ed i forestieri. Tutti sono coinvolti, chi pi√Ļ chi meno, chi attivamente e chi passivamente, per questo, commercialmente parlando, coinvolge tutti i generi di attivit√ commerciale ed artigianale. Un‚??altra spinta √® data dalla consapevolezza che questo tipo d‚??informazione genera un movimento, sia fisico che, soprattutto, economico, perci√≤ parlare delle feste paesane, diventa ‚??vitale‚?? per la stessa comunit√ dove si svolge la manifestazione. Poi c‚??era una ‚??voragine‚?? editoriale, le sagre occupavano una nicchia dell‚??informazione locale troppo piccola per sopperire alle reali esigenze di chi si abbeverava a questa fonte....

fine prima parte ...to be continued

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